Museo Archeologico al Teatro Romano

Museo Archeologico al Teatro Romano

Rigaste Redentore, 2. (Apri Mappa)

Descrizione

Il Museo Archeologico al Teatro Romano racconta la Verona dei Romani dentro un ex convento quattrocentesco appeso alla collina, nel quartiere di Veronetta, sopra il teatro romano. Per arrivarci si risalgono le gradinate della cavea.

Il museo nasce nel 1924, dopo che nel 1904 il Comune aveva comprato l'area del teatro dagli eredi di Andrea Monga, che l'aveva riportata alla luce. Si aggiunsero le collezioni di antichità donate o vendute dalle grandi famiglie veronesi, poi nuovi reperti di scavo. Dopo un rinnovamento tra il 2013 e il 2016 ha un allestimento moderno.

Il complesso ha tre parti: Palazzo Fontana, rinascimentale, che fa da ingresso e ha inglobato resti dell'edificio scenico del teatro; il teatro stesso; e il convento dei Gesuati, con la chiesa di San Girolamo, il chiostro minore, il refettorio e le celle dei frati.

Le sezioni seguono la città antica. Si parte dalle case, con i raffinati arredi, e dalle necropoli, perché ai Romani era vietato seppellire i morti in città. Poi i monumenti: il modellino ligneo dell'Arco dei Gavi, del 1813, in cui ogni pezzetto corrisponde a una pietra dell'arco vero, numerata e scomponibile, e il plastico dell'Arena, del Settecento.

Accanto al plastico dell'Arena sta un mosaico con tre gladiatori: il vincitore, il morto e quello graziato. Nella sezione del teatro ci sono ricostruzioni e stampe di Giovanni Caroto, e in quella del santuario di Iside e Serapide, le divinità egizie trovate vicino al teatro.

Scendendo al quarto piano si trovano i bronzi: Verona è una delle città romane del Nord Italia con più reperti in bronzo, oggetti rari perché spesso si rifondevano. Nell'ex refettorio ci sono le grandi sculture di marmo, tra cui una copia romana della Venere di Fidia e una grande figura femminile panneggiata.

Tra il chiostro e la chiesa si incontrano lapidi funerarie, vetri soffiati, bronzetti di divinità e i mosaici romani della chiesa di San Girolamo, che ha un soffitto ligneo del Cinquecento. Infine la grande terrazza romana scavata nella collina, con lapidi e frammenti architettonici.