Descrizione
Il Museo di Castelvecchio è il grande museo d'arte di Verona, dentro la fortezza scaligera sull'Adige. Raccoglie scultura, pittura e armi dal Medioevo al Settecento in una trentina di sale, e il percorso è famoso quanto le opere: lo ridisegnò l'architetto Carlo Scarpa.
Scarpa lavorò qui dalla fine degli anni Cinquanta e considerò castello e museo un unico organismo. Accostò i materiali medievali, tufo, ciottoli e mattoni, al cemento armato a vista e al ferro, e lasciò visibili i segni delle epoche precedenti.
Ogni opera ebbe il suo posto pensato su misura: mensole in tufo per i polittici, piccoli cubi di tufo per le croci, cornici nuove su fondi colorati al posto di quelle ottocentesche.
All'inizio si incontra la scultura: crocifissi in tufo, bassorilievi e le statue del Maestro di Sant'Anastasia, spesso provenienti da chiese crollate o distrutte. Tra le sale più coraggiose, quella con sculture non famose ma molto espressive: una vasca, un sarcofago, un frammento mutilato.
Il colpo di teatro è la statua equestre di Cangrande della Scala, portata qui dalle Arche Scaligere e collocata su un supporto sopraelevato, nel punto più importante del percorso. Cangrande è sorridente in sella al suo cavallo. Nel museo c'è anche la sua spada, trovata nel sarcofago.
Nell'ala residenziale c'è la pittura gotica e veneta: la Madonna della Quaglia di Pisanello, la Madonna del roseto di Michelino da Besozzo, il grande crocifisso di Jacopo Bellini. Poi il Rinascimento, con una Madonna di Giovanni Bellini, il Cristo in pietà di Filippo Lippi, una Madonna di Crivelli e la Sacra Famiglia di Andrea Mantegna.
Il Giovane con disegno di pupazzo di Giovan Francesco Caroto è un ritratto celebre che gioca con lo sguardo di chi osserva. Si arriva poi al Cinquecento e al Seicento con opere giovanili di Veronese, Tintoretto, Farinati, e a Tiepolo con l'Eliodoro che saccheggia il tempio.
Prima dell'ingresso c'è un giardino semplice ma curato: un prato rettangolare tra due siepi, con due vasche d'acqua poco profonde che in alcune ore del giorno riflettono il castello. Scarpa ci pensò guardando due pozzanghere formate su teli di nylon in cantiere.
La sera del 19 novembre 2015 tre rapinatori rubarono 17 opere, tra cui Mantegna, Rubens e cinque Tintoretto. Pochi mesi dopo i Carabinieri arrestarono 12 persone e i quadri furono ritrovati in Ucraina, nella regione di Odessa, mentre stavano per passare in Moldavia.
Da non perdere
• La statua equestre di Cangrande.
• La Madonna della Quaglia di Pisanello.
• Il Giovane con disegno di pupazzo di Caroto.
• Il giardino con le vasche.
Lo sapevi?
• Nel 1974 il museo acquistò da Scarpa tutti i suoi 662 disegni di progetto: oggi nell'archivio c'è la documentazione completa del lavoro.
• Il castello fu danneggiato dai bombardamenti del 4 gennaio 1945, e pochi mesi dopo i tedeschi in fuga fecero saltare il ponte.
Scarpa lavorò qui dalla fine degli anni Cinquanta e considerò castello e museo un unico organismo. Accostò i materiali medievali, tufo, ciottoli e mattoni, al cemento armato a vista e al ferro, e lasciò visibili i segni delle epoche precedenti.
Ogni opera ebbe il suo posto pensato su misura: mensole in tufo per i polittici, piccoli cubi di tufo per le croci, cornici nuove su fondi colorati al posto di quelle ottocentesche.
All'inizio si incontra la scultura: crocifissi in tufo, bassorilievi e le statue del Maestro di Sant'Anastasia, spesso provenienti da chiese crollate o distrutte. Tra le sale più coraggiose, quella con sculture non famose ma molto espressive: una vasca, un sarcofago, un frammento mutilato.
Il colpo di teatro è la statua equestre di Cangrande della Scala, portata qui dalle Arche Scaligere e collocata su un supporto sopraelevato, nel punto più importante del percorso. Cangrande è sorridente in sella al suo cavallo. Nel museo c'è anche la sua spada, trovata nel sarcofago.
Nell'ala residenziale c'è la pittura gotica e veneta: la Madonna della Quaglia di Pisanello, la Madonna del roseto di Michelino da Besozzo, il grande crocifisso di Jacopo Bellini. Poi il Rinascimento, con una Madonna di Giovanni Bellini, il Cristo in pietà di Filippo Lippi, una Madonna di Crivelli e la Sacra Famiglia di Andrea Mantegna.
Il Giovane con disegno di pupazzo di Giovan Francesco Caroto è un ritratto celebre che gioca con lo sguardo di chi osserva. Si arriva poi al Cinquecento e al Seicento con opere giovanili di Veronese, Tintoretto, Farinati, e a Tiepolo con l'Eliodoro che saccheggia il tempio.
Prima dell'ingresso c'è un giardino semplice ma curato: un prato rettangolare tra due siepi, con due vasche d'acqua poco profonde che in alcune ore del giorno riflettono il castello. Scarpa ci pensò guardando due pozzanghere formate su teli di nylon in cantiere.
La sera del 19 novembre 2015 tre rapinatori rubarono 17 opere, tra cui Mantegna, Rubens e cinque Tintoretto. Pochi mesi dopo i Carabinieri arrestarono 12 persone e i quadri furono ritrovati in Ucraina, nella regione di Odessa, mentre stavano per passare in Moldavia.
Da non perdere
• La statua equestre di Cangrande.
• La Madonna della Quaglia di Pisanello.
• Il Giovane con disegno di pupazzo di Caroto.
• Il giardino con le vasche.
Lo sapevi?
• Nel 1974 il museo acquistò da Scarpa tutti i suoi 662 disegni di progetto: oggi nell'archivio c'è la documentazione completa del lavoro.
• Il castello fu danneggiato dai bombardamenti del 4 gennaio 1945, e pochi mesi dopo i tedeschi in fuga fecero saltare il ponte.