Descrizione
Il Teatro Romano di Verona è un teatro all'aperto del I secolo a.C., ai piedi del Colle San Pietro, sulla riva sinistra dell'Adige. È uno dei meglio conservati dell'Italia settentrionale, e d'estate torna a essere un teatro vero, con le gradinate piene di spettatori.
Per secoli nessuno sapeva che fosse lì. Nel Medioevo era andato in rovina e sopra era cresciuto un intero quartiere: le case poggiavano direttamente sulle sostruzioni romane, si usavano ancora i vecchi ingressi e le scale, e la cavea veniva coltivata sfruttando il pendio.
Eppure era stato un progetto grandioso. Alla fine del I secolo a.C. i Romani lo costruirono come una grande scena urbana su più livelli: il teatro sul fiume, tre terrazze sopra la cavea e in cima alla collina un tempio, forse. Lo vedeva tutta la città romana da poco sorta sull'altra sponda del fiume.
A riportarlo alla luce fu un ricco commerciante appassionato di archeologia, Andrea Monga. Comprò tutta l'area e tra il 1834 e il 1844 fece abbattere una trentina di case, scoprendo scaloni, gradinate e terrazze. Il Comune continuò il lavoro dal 1904, fino a restituire l'intera cavea.
Oggi si vede la cavea, larga 105 metri, che si appoggia in gran parte al colle, e le sue gradinate.
Di fronte ci sono i resti dell'edificio scenico, lungo 71 metri, con le tre grandi nicchie del frontescena che inquadravano le tre porte del palcoscenico. Dopo gli scavi sono state ricomposte le dieci arcate della loggia che chiudeva la cavea.
Sopra la cavea si sviluppavano tre terrazze, larghe 123 metri. Quella intermedia ha cinque nicchie con semicolonne; l'ultima ha un'unica nicchia con semicolonne tuscaniche. Più in alto, dove oggi sorge Castel San Pietro, c'era il tempio: ne furono trovate tracce nell'Ottocento.
Dal 1948 sulle gradinate tornano gli spettatori per l'Estate teatrale veronese, con una netta predominanza di opere di Shakespeare e Goldoni, e con danza e jazz. Sull'ala orientale della cavea c'è anche la chiesetta dei Santi Siro e Libera, nata sopra le gradinate: dentro ci sono dipinti del Trecento.
Il teatro fa parte dello stesso complesso del Museo Archeologico, nell'ex convento sul colle.
Già nel Cinquecento Giovanni Caroto e Andrea Palladio ne disegnarono la ricostruzione, con qualche imprecisione. Gli ultimi scavi, tra il 1970 e il 1971, hanno trovato una galleria sotto il proscenio.
Per secoli nessuno sapeva che fosse lì. Nel Medioevo era andato in rovina e sopra era cresciuto un intero quartiere: le case poggiavano direttamente sulle sostruzioni romane, si usavano ancora i vecchi ingressi e le scale, e la cavea veniva coltivata sfruttando il pendio.
Eppure era stato un progetto grandioso. Alla fine del I secolo a.C. i Romani lo costruirono come una grande scena urbana su più livelli: il teatro sul fiume, tre terrazze sopra la cavea e in cima alla collina un tempio, forse. Lo vedeva tutta la città romana da poco sorta sull'altra sponda del fiume.
A riportarlo alla luce fu un ricco commerciante appassionato di archeologia, Andrea Monga. Comprò tutta l'area e tra il 1834 e il 1844 fece abbattere una trentina di case, scoprendo scaloni, gradinate e terrazze. Il Comune continuò il lavoro dal 1904, fino a restituire l'intera cavea.
Oggi si vede la cavea, larga 105 metri, che si appoggia in gran parte al colle, e le sue gradinate.
Di fronte ci sono i resti dell'edificio scenico, lungo 71 metri, con le tre grandi nicchie del frontescena che inquadravano le tre porte del palcoscenico. Dopo gli scavi sono state ricomposte le dieci arcate della loggia che chiudeva la cavea.
Sopra la cavea si sviluppavano tre terrazze, larghe 123 metri. Quella intermedia ha cinque nicchie con semicolonne; l'ultima ha un'unica nicchia con semicolonne tuscaniche. Più in alto, dove oggi sorge Castel San Pietro, c'era il tempio: ne furono trovate tracce nell'Ottocento.
Dal 1948 sulle gradinate tornano gli spettatori per l'Estate teatrale veronese, con una netta predominanza di opere di Shakespeare e Goldoni, e con danza e jazz. Sull'ala orientale della cavea c'è anche la chiesetta dei Santi Siro e Libera, nata sopra le gradinate: dentro ci sono dipinti del Trecento.
Il teatro fa parte dello stesso complesso del Museo Archeologico, nell'ex convento sul colle.
Già nel Cinquecento Giovanni Caroto e Andrea Palladio ne disegnarono la ricostruzione, con qualche imprecisione. Gli ultimi scavi, tra il 1970 e il 1971, hanno trovato una galleria sotto il proscenio.