Chiesa di San Giorgio in Braida

Chiesa di San Giorgio in Braida

Piazzetta San Giorgio, 3-5. (Apri Mappa)

Descrizione

La chiesa di San Giorgio in Braida è una grande chiesa rinascimentale sull'Adige, a Veronetta, la sponda opposta al centro storico. Custodisce un capolavoro di Paolo Veronese, un'enorme cupola di Michele Sanmicheli e un campanile rimasto a metà.

L'opera da cercare è il Martirio di San Giorgio di Paolo Veronese, nell'abside: il santo ha un braccio che sembra pendere in modo innaturale. Non è un errore del pittore: durante la Prima guerra mondiale la tela, messa al sicuro a Firenze, si squarciò proprio lì e fu riparata non perfettamente.

Veronese l'aveva dipinta quando tornò nella sua città natale, da tempo lasciata per Venezia, per sposare Elena Badile, figlia del suo primo maestro. Sopra la porta d'ingresso c'è invece un Battesimo di Cristo del Tintoretto.

Nel presbiterio, ai lati, due grandi tele: la Moltiplicazione dei pani e dei pesci di Paolo Farinati, dipinta quando aveva già 79 anni, e la caduta della manna di Felice Brusasorzi.

Lungo la navata unica si aprono otto cappelle, quattro per lato, con altari di marmo bianco. Sotto la cantoria c'è una Madonna in gloria del Moretto. Lodarono le opere d'arte di questa chiesa anche Scipione Maffei e Goethe.

La cupola è di Michele Sanmicheli: con i suoi 14 metri di diametro richiama lo stile di Roma, dove lui aveva lavorato, ma è coperta di lamine di piombo e ha una lanterna, come nelle cupole di Palladio. Il suo occhio si apre a 34 metri dal pavimento.

Fuori c'è il campanile, rimasto a metà. Lo progettò Bernardino Brugnoli, parente e allievo di Sanmicheli, ma i lavori si fermarono alla base e al primo ordine. Perché? Forse per non superare la Torre dei Lamberti, forse per motivi militari, forse per mancanza di soldi.

L'origine è del 1046, quando Pietro Cadalo, vescovo di Parma e futuro antipapa, fondò a sue spese un monastero benedettino. Dopo un periodo di decadenza sotto gli Scaligeri, passò ai canonici di San Giorgio in Alga, che costruirono l'edificio attuale.

Quando la congregazione fu soppressa nel 1668, il complesso fu venduto all'asta: la Serenissima aveva bisogno di soldi per la guerra di Candia contro gli ottomani. Lo comprarono le monache di Santa Maria in Reggio.

Sull'intonaco della canonica accanto, a sinistra della chiesa, si vedono ancora i buchi dei proiettili sparati in uno scontro tra soldati francesi e austriaci, nell'ottobre del 1805. Una lapide al centro ricorda il fatto.