Descrizione
Piazza San Zeno è la piazza che si apre davanti all'omonima basilica, nel quartiere di San Zeno, appena fuori dal centro di Verona. Qui il romanico veronese si vede in un colpo solo: una grande chiesa, una torre e una chiesetta ancora più antica.
Il protagonista è la basilica di San Zeno, in romanico lombardo. Da guardare bene sono il portale con le formelle di bronzo e il grande rosone della facciata, chiamato «Ruota della Fortuna», opera del lapicida Brioloto de Balneo.
Dentro c'è un capolavoro di Andrea Mantegna, la pala di San Zeno. L'edificio fu riedificato all'inizio del IX secolo e poi ricostruito più volte dopo le invasioni degli Ungari e il terremoto del 1117: l'impianto medievale è però rimasto sostanzialmente quello.
Accanto svetta la torre abbaziale, menzionata in due documenti del 1169 e alzata in due fasi: si capisce dai mattoni, di qualità diversa nella parte bassa e in quella alta. Le si appoggia quel che resta del palazzo dell'Abate, del Trecento, in parte demolito all'inizio dell'Ottocento.
Era riservato all'abate e agli ospiti più prestigiosi: fino al Trecento l'abbazia faceva da albergo per gli imperatori del Sacro Romano Impero.
Meno appariscente è la chiesa di San Procolo, nata nel V secolo per custodire le spoglie del quarto vescovo di Verona, Procolo. Ha una cripta dell'XI secolo, ampliata dopo il terremoto del 1117, e una facciata romanica.
Prima di tutte queste chiese, qui c'erano le tombe. La zona era fuori dalla città romana, lungo la via Gallica che portava a Brescia e a Milano, ed era la più importante delle necropoli di Verona. Secondo la tradizione proprio qui nacque il cristianesimo veronese: furono sepolti in questa zona i primi vescovi della città.
Tra la basilica e San Procolo si formò così un sagrato, e intorno spuntarono le case, probabilmente affittate all'inizio agli operai del cantiere della basilica. Nacque un piccolo borgo satellite, il «burgus Sancti Zenonis», citato già in un documento dell'813.
Il borgo entrò dentro le mura della città solo nel Trecento, con la cinta scaligera. L'assetto della piazza, invece, è rimasto quasi lo stesso per secoli: al centro ci sono sempre le due chiese.
Il protagonista è la basilica di San Zeno, in romanico lombardo. Da guardare bene sono il portale con le formelle di bronzo e il grande rosone della facciata, chiamato «Ruota della Fortuna», opera del lapicida Brioloto de Balneo.
Dentro c'è un capolavoro di Andrea Mantegna, la pala di San Zeno. L'edificio fu riedificato all'inizio del IX secolo e poi ricostruito più volte dopo le invasioni degli Ungari e il terremoto del 1117: l'impianto medievale è però rimasto sostanzialmente quello.
Accanto svetta la torre abbaziale, menzionata in due documenti del 1169 e alzata in due fasi: si capisce dai mattoni, di qualità diversa nella parte bassa e in quella alta. Le si appoggia quel che resta del palazzo dell'Abate, del Trecento, in parte demolito all'inizio dell'Ottocento.
Era riservato all'abate e agli ospiti più prestigiosi: fino al Trecento l'abbazia faceva da albergo per gli imperatori del Sacro Romano Impero.
Meno appariscente è la chiesa di San Procolo, nata nel V secolo per custodire le spoglie del quarto vescovo di Verona, Procolo. Ha una cripta dell'XI secolo, ampliata dopo il terremoto del 1117, e una facciata romanica.
Prima di tutte queste chiese, qui c'erano le tombe. La zona era fuori dalla città romana, lungo la via Gallica che portava a Brescia e a Milano, ed era la più importante delle necropoli di Verona. Secondo la tradizione proprio qui nacque il cristianesimo veronese: furono sepolti in questa zona i primi vescovi della città.
Tra la basilica e San Procolo si formò così un sagrato, e intorno spuntarono le case, probabilmente affittate all'inizio agli operai del cantiere della basilica. Nacque un piccolo borgo satellite, il «burgus Sancti Zenonis», citato già in un documento dell'813.
Il borgo entrò dentro le mura della città solo nel Trecento, con la cinta scaligera. L'assetto della piazza, invece, è rimasto quasi lo stesso per secoli: al centro ci sono sempre le due chiese.