Descrizione
La Chiesa di Sant'Anastasia è la più grande chiesa di Verona e il suo più importante episodio gotico, sul lato della piazza che porta il suo nome, a due passi dal Ponte Pietra. Fuori è di mattoni e incompiuta, dentro ha tre grandi navate con pilastri di marmo rosso e capolavori in ogni cappella.
Il nome, a rigore, non è il suo: i domenicani la dedicarono a san Pietro da Verona, martire, ma i veronesi continuarono a chiamarla come una delle due chiesette che c'erano prima, Sant'Anastasia e San Remigio. I lavori cominciarono nel 1290, con il contributo degli Scaligeri e di altre grandi famiglie, e andarono avanti per oltre un secolo e mezzo.
La facciata, incompleta, è in mattoni, e ha un solo elemento finito: il portale biforo del Quattrocento, con cinque archi sovrapposti sorretti da colonne di marmi rossi, bianchi e neri. Sull'architrave sei scene della vita di Cristo, scolpite dal Maestro di Sant'Anastasia.
All'ingresso due gobbi baffuti reggono le acquasantiere, con aria preoccupata. Il secondo si chiama anche Pasquino, perché entrò in basilica la domenica di Pasqua del 1591. Il primo, del 1491, si attribuisce a Gabriele Caliari, padre di Paolo detto il Veronese.
L'interno ha tre navate divise da monumentali pilastri cilindrici e un grande transetto. Anche il pavimento è un'opera d'arte: i marmi bianchi, rossi e neri ricalcano i colori della facciata, e la lastricatura fu iniziata nel 1462 da Pietro da Porlezza.
Il capolavoro è il San Giorgio e la principessa di Pisanello, affrescato tra il 1433 e il 1438 sopra l'arco della cappella Pellegrini: un mondo favoloso e cavalleresco, in un tratto nitido ed elegante. Nella stessa cappella ci sono 24 formelle di terracotta di Michele da Firenze, del 1435.
Nel presbiterio, sul lato sinistro, c'è il monumento a Cortesia Serego, condottiero al tempo degli Scaligeri, con la sua figura a cavallo in armatura sopra il sarcofago. Fra le cappelle, l'altare Fregoso di Danese Cattaneo, lodato da Giorgio Vasari.
Lungo la facciata, a sinistra, c'è un'arca: è quella di Guglielmo da Castelbarco, la prima arca monumentale «a baldacchino», che pochi anni dopo ispirò le Arche Scaligere.
La basilica fu consacrata il 22 ottobre 1471, ma il cantiere restò aperto per più di due secoli. La facciata non fu mai completata.
Il nome, a rigore, non è il suo: i domenicani la dedicarono a san Pietro da Verona, martire, ma i veronesi continuarono a chiamarla come una delle due chiesette che c'erano prima, Sant'Anastasia e San Remigio. I lavori cominciarono nel 1290, con il contributo degli Scaligeri e di altre grandi famiglie, e andarono avanti per oltre un secolo e mezzo.
La facciata, incompleta, è in mattoni, e ha un solo elemento finito: il portale biforo del Quattrocento, con cinque archi sovrapposti sorretti da colonne di marmi rossi, bianchi e neri. Sull'architrave sei scene della vita di Cristo, scolpite dal Maestro di Sant'Anastasia.
All'ingresso due gobbi baffuti reggono le acquasantiere, con aria preoccupata. Il secondo si chiama anche Pasquino, perché entrò in basilica la domenica di Pasqua del 1591. Il primo, del 1491, si attribuisce a Gabriele Caliari, padre di Paolo detto il Veronese.
L'interno ha tre navate divise da monumentali pilastri cilindrici e un grande transetto. Anche il pavimento è un'opera d'arte: i marmi bianchi, rossi e neri ricalcano i colori della facciata, e la lastricatura fu iniziata nel 1462 da Pietro da Porlezza.
Il capolavoro è il San Giorgio e la principessa di Pisanello, affrescato tra il 1433 e il 1438 sopra l'arco della cappella Pellegrini: un mondo favoloso e cavalleresco, in un tratto nitido ed elegante. Nella stessa cappella ci sono 24 formelle di terracotta di Michele da Firenze, del 1435.
Nel presbiterio, sul lato sinistro, c'è il monumento a Cortesia Serego, condottiero al tempo degli Scaligeri, con la sua figura a cavallo in armatura sopra il sarcofago. Fra le cappelle, l'altare Fregoso di Danese Cattaneo, lodato da Giorgio Vasari.
Lungo la facciata, a sinistra, c'è un'arca: è quella di Guglielmo da Castelbarco, la prima arca monumentale «a baldacchino», che pochi anni dopo ispirò le Arche Scaligere.
La basilica fu consacrata il 22 ottobre 1471, ma il cantiere restò aperto per più di due secoli. La facciata non fu mai completata.